Tuo figlio non sa cosa fare dopo il diploma? Come aiutarlo a scegliere senza sbagliare
Settembre. Il diploma in tasca, l’iscrizione universitaria da fare, il futuro da decidere. E tuo figlio è lì — bloccato, indeciso, forse anche un po’ in ansia — mentre tu cerchi di capire come aiutarlo senza mettergli pressione.
È una delle situazioni più comuni e più delicate che i genitori si trovano ad affrontare. E spesso, nonostante le migliori intenzioni, il tentativo di aiutare finisce per complicare le cose.
Il problema non è la mancanza di informazioni
Il primo istinto di molti genitori è portare informazioni: raccogliere dati sulle università, stampare classifiche, organizzare open day, confrontare sbocchi lavorativi. È un gesto d’amore. Ma quasi sempre non risolve il blocco del ragazzo.
Perché il blocco non è informativo — è psicologico. Tuo figlio non è fermo perché non sa cosa offrono le varie facoltà. È fermo perché non sa ancora abbastanza di sé — dei propri valori, delle proprie attitudini, di cosa lo motiva davvero — per fare una scelta che senta sua.
Secondo una ricerca di AlmaDiploma su oltre 50.000 diplomati italiani, solo il 51,6% riscriverebbe lo stesso indirizzo nella stessa scuola se potesse tornare indietro. Un dato che dice molto su quanto spesso le scelte vengano fatte senza una vera consapevolezza di sé — e su quanto sia importante lavorare su questo prima di scegliere, non dopo.
Cosa non aiuta — anche se sembra ragionevole
Alcune cose che i genitori fanno con le migliori intenzioni e che spesso rallentano il processo:
Spingere verso una scelta sicura. “Fai economia, trovare lavoro è più facile” — può essere vero, ma se non è coerente con chi è tuo figlio, quella sicurezza durerà poco. La ricerca dell’Osservatorio sull’Orientamento Scolastico di Skuola.net ha documentato come il background culturale familiare rappresenti spesso il principale filtro nelle scelte formative degli adolescenti italiani — non le loro attitudini reali.
Decidere al posto suo. Anche quando la scelta suggerita è oggettivamente buona, una scelta non sentita propria genera scarsa motivazione — e spesso abbandono. In Italia circa l’8% degli studenti abbandona gli studi al termine del primo anno delle scuole superiori, e tra le cause principali c’è una scelta fatta senza sufficiente consapevolezza di sé.
Trasmettere la propria ansia. L’ansia del genitore di fronte all’indecisione del figlio è comprensibile — ma se viene comunicata, amplifica il blocco invece di scioglierlo. I ragazzi che percepiscono pressione tendono a chiudersi, non ad aprirsi.
Cosa aiuta davvero
La ricerca condotta su studenti italiani ha mostrato che il supporto genitoriale percepito è associato a livelli più elevati di capitale psicologico e a un maggiore bisogno di orientamento che, a sua volta, si lega a un orientamento al futuro positivo. In altre parole: il sostegno conta, ma deve essere del tipo giusto.
Il supporto che funziona non è “ti dico cosa fare” — è “sono qui mentre capisci cosa vuoi”. Concretamente:
Fare domande aperte invece di dare risposte. Non “hai pensato a ingegneria?” ma “quando ti senti più coinvolto? Cosa ti ha appassionato di più in questi anni?” Le risposte emergono dall’esplorazione, non dalla pressione.
Separare le proprie aspettative dai desideri del figlio. È un lavoro difficile ma necessario. Ogni genitore ha una visione del futuro del proprio figlio — spesso costruita con amore e buone intenzioni. Ma quella visione, se comunicata come aspettativa, può diventare un ostacolo alla scelta autentica.
Dare tempo senza lasciarlo solo. L’indecisione non si risolve con la fretta. Ma non si risolve nemmeno da sola. Il ragazzo ha bisogno di spazio per esplorare — e di qualcuno che lo accompagni in quel processo.
Quando serve un supporto esterno
A volte il blocco è tale che né il ragazzo né i genitori riescono a uscirne da soli — e non per mancanza di buona volontà. Semplicemente, la dinamica familiare è troppo coinvolta emotivamente per permettere l’esplorazione libera che serve.
Un percorso di orientamento psicologico offre uno spazio neutro in cui il ragazzo può esplorare senza il peso delle aspettative altrui — capire i propri valori e attitudini, distinguere ciò che vuole davvero da ciò che sente di dover volere, e arrivare a una scelta che sia genuinamente sua.
Non è un percorso terapeutico — è un lavoro pratico e orientato all’obiettivo, che in poche sessioni può fare la differenza tra una scelta subita e una scelta consapevole.
Se tuo figlio è in questa situazione — bloccato, indeciso, in ansia per il futuro — puoi contattarmi per un primo scambio conoscitivo, per capire insieme se e come posso esserti utile.
Bibliografia
AlmaDiploma (2024). Condizione occupazionale dei diplomati italiani. Bologna: AlmaDiploma.
Soresi, S., & Nota, L. (2000). La facilitazione dell’orientamento e della progettualità. Firenze: Giunti O.S.
Nota, L., Ginevra, M. C., & Soresi, S. (2012). Il ruolo dei genitori nel processo di scelta della scuola secondaria. Counseling — Giornale Italiano di Ricerca e Applicazioni, 14(2).
Arnett, J. J. (2000). Emerging adulthood: A theory of development from the late teens through the twenties. American Psychologist, 55(5), 469–480.