Skip to main content

Autostima e identità in adolescenza: perché è un momento così delicato

27/06/2026

C’è un’età in cui ci si guarda allo specchio e non ci si riconosce. Non solo fisicamente — anche dentro. Chi sono? Cosa voglio? Cosa pensano gli altri di me? Vale qualcosa quello che faccio?

Sono domande che appartengono all’adolescenza in modo quasi universale. Ma quando queste domande diventano una fonte di sofferenza intensa e persistente — quando l’autostima crolla, quando l’identità sembra non trovare forma — vale la pena capire cosa sta succedendo davvero.

Perché l’adolescenza è un momento così critico per l’autostima

L’adolescenza non è solo un periodo di cambiamenti fisici. È una fase di profonda riorganizzazione psicologica in cui il ragazzo o la ragazza inizia a costruire un senso di sé più complesso e articolato rispetto a quello dell’infanzia.

Lo psicologo Erik Erikson ha descritto questa fase come il momento in cui si affronta la sfida fondamentale tra identità e confusione di ruolo — un processo in cui si sperimentano valori, relazioni, appartenenze e direzioni di vita per costruire progressivamente una risposta alla domanda “chi sono?” (Erikson, 1968).

È un processo normale e necessario. Ma è anche intrinsecamente instabile: finché quella risposta non è trovata, l’autostima oscilla. Un commento di un compagno, un voto basso, una delusione sentimentale — cose che in un adulto con un’identità consolidata avrebbero un impatto limitato, in un adolescente possono scuotere profondamente la percezione di sé.

Il ruolo del gruppo dei pari e dei social media

Se la costruzione dell’identità è sempre stata complessa, oggi lo è ancora di più. I ragazzi crescono in un contesto in cui il confronto con gli altri è continuo, immediato e quantificabile — like, follower, commenti. Il giudizio degli altri, che in adolescenza ha già naturalmente un peso enorme, diventa visibile e misurabile in tempo reale.

La ricerca ha documentato una correlazione significativa tra l’uso intensivo dei social media e livelli più bassi di autostima negli adolescenti, in particolare nelle ragazze — dove il confronto con standard estetici irrealistici amplifica le insicurezze legate al corpo e all’immagine di sé (Valkenburg et al., 2021).

Questo non significa che i social media siano il nemico. Significa che per un adolescente che sta già faticando a costruire un’identità stabile, quel contesto può diventare un amplificatore potente delle insicurezze esistenti.

Autostima bassa in adolescenza: come riconoscerla

Non sempre è facile distinguere la normale instabilità adolescenziale da una difficoltà più significativa. Alcuni segnali che meritano attenzione, sia per i ragazzi stessi che per i genitori:

  • Evitare situazioni nuove o sfidanti per paura di fallire
  • Reagire in modo intenso alle critiche, anche costruttive
  • Ricercare conferma e rassicurazione continua dagli altri
  • Parlare di sé in modo costantemente negativo — “sono stupido”, “non sono capace”, “non vado bene”
  • Ritirarsi dalle relazioni sociali o evitare contesti in cui ci si sente esposti al giudizio

Questi segnali non indicano necessariamente un disturbo — ma sono il segnale che il ragazzo sta faticando più del normale a costruire un senso di sé sufficientemente solido. Uno psicologo italiano particolarmente attento a questi temi è stato Gustavo Pietropolli Charmet, che ha dedicato gran parte del suo lavoro a comprendere le fragilità narcisistiche degli adolescenti contemporanei e il loro rapporto con l’immagine di sé (Pietropolli Charmet, 2000).

Cosa aiuta a costruire un’autostima solida

L’autostima non si costruisce con i complimenti — si costruisce attraverso l’esperienza. Ogni volta che un ragazzo affronta qualcosa di difficile e scopre di poterlo gestire, il senso di sé si rafforza. Ogni volta che viene protetto da ogni difficoltà, si indebolisce.

Per i genitori questo significa qualcosa di preciso: più che rassicurare, aiutare il figlio a tollerare la frustrazione. Più che risolvere, stare vicino mentre il figlio risolve da solo. Più che giudicare i risultati, riconoscere lo sforzo.

Per i ragazzi significa qualcosa di altrettanto preciso: l’identità non si trova — si costruisce. Non arriva improvvisamente il giorno in cui ci si sveglia sapendo chi si è. Arriva gradualmente, attraverso le scelte, le relazioni, i tentativi e gli errori. E l’incertezza che si sente nel mezzo di quel processo non è un difetto — è il processo stesso.

Quando serve un supporto psicologico

C’è una differenza tra la normale instabilità dell’autostima adolescenziale e una difficoltà che inizia a limitare la vita — il rendimento scolastico, le relazioni, la capacità di immaginare un futuro.

Quando un ragazzo smette di provare per paura di fallire, quando si isola, quando il modo in cui parla di sé è costantemente svalutante — un percorso psicologico può fare una differenza reale. Non perché lo psicologo abbia una formula magica per far stare meglio, ma perché offre uno spazio in cui il ragazzo può esplorare chi è senza essere giudicato — e spesso è proprio quello spazio che manca.

Per i genitori che osservano il proprio figlio in difficoltà: chiedere aiuto non è un fallimento. È spesso il gesto più utile che si possa fare.

   

Bibliografia

Erikson, E. H. (1968). Identity: Youth and crisis. New York: Norton & Company.

Pietropolli Charmet, G. (2000). I nuovi adolescenti. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Valkenburg, P. M., Patti, M., & Pinkster, M. (2021). Social media use and adolescents’ self-esteem: Heading for a person-specific media effects paradigm. Journal of Communication, 71(1), 56–78