“Mi parli di lei”: perché mi blocco al colloquio di lavoro e come rispondere
Ci sono domande tecniche, domande sullo stipendio, domande trabocchetto. Poi c’è quella che molte persone temono più di tutte: “Mi parli di lei.”
Quattro parole, eppure bastano a produrre un vuoto. Conosci il tuo percorso, sai cosa hai fatto, ma al momento di raccontarlo le parole non vengono, oppure escono confuse. Non è un problema di competenze. È un blocco molto comune, con cause precise e strumenti concreti per superarlo.
Perché parlare di sé al colloquio è così difficile
Secondo la psicologia sociale, la tensione nasce quando una persona vuole fare una buona impressione ma dubita di riuscirci (Schlenker & Leary, 1982). Il colloquio è il contesto ideale perché questo accada: la posta in gioco è alta, la valutazione è esplicita, il tempo è poco. Anche gli studi sullo stress nei contesti organizzativi indicano le situazioni di valutazione professionale tra quelle che attivano più facilmente tensione (Fraccaroli & Balducci, 2011).
Più ci tieni al risultato, più è probabile che ti blocchi. Per questo il problema colpisce spesso proprio le persone preparate e motivate.
Le cause più comuni del blocco
La paura di sembrare presuntuoso. Raccontare i propri risultati sembra un vanto, quindi si minimizza: “ho solo fatto il mio lavoro”.
Il perfezionismo. Si cerca la risposta perfetta, e nel frattempo non se ne dà nessuna.
Una storia mai messa in ordine. Molti non hanno mai riassunto il proprio percorso in poche frasi. Al colloquio improvvisano, e improvvisare sotto pressione è difficile per chiunque.
L’abitudine a dare per scontato ciò che si sa fare. Le competenze che usi ogni giorno ti sembrano ovvie, quindi non le racconti. Per chi ti ascolta non lo sono affatto.
Il costo concreto di un blocco al colloquio
Un selezionatore ha pochi minuti per capire chi ha davanti, e valuta ciò che senti di poter dire. Una presentazione troppo cauta può essere letta come scarsa sicurezza o scarso interesse per la posizione, anche quando le competenze ci sono. Presentarsi bene è una competenza pratica, e come tutte le competenze si allena.
Come prepararti: quattro strumenti pratici
1. Costruisci il tuo racconto in tre punti. Una struttura semplice: dove sei ora professionalmente, cosa hai fatto di rilevante finora, dove vuoi andare e perché questa posizione. Scrivilo prima del colloquio e rendilo tuo.
2. Parti dai fatti. Progetti seguiti, risultati ottenuti, numeri, responsabilità. “Ho gestito un team di cinque persone per due anni” è un’informazione, non un vanto, ed è più facile da dire di una frase su quanto sei bravo.
3. Distingui informare da vantarti. La differenza sta nel tono: concreto e specifico, senza enfasi. Il selezionatore ha bisogno di quei dati per valutarti.
4. Allenati ad alta voce. Simula la presentazione da solo, registrandoti, o con una persona di fiducia. Le esperienze ripetute di riuscita sono la fonte più solida di fiducia nelle proprie capacità (Bandura, 1997): dopo qualche prova, la stessa risposta diventa molto più naturale.
Prima di entrare, qualche respiro lento (inspiro per 4 secondi, espiro per 6) aiuta a ridurre l’attivazione fisica e a ritrovare lucidità.
Quando farti accompagnare è utile
Se i colloqui ti bloccano da tempo, o senti di non riuscire a raccontare il tuo valore nemmeno quando sai di averne, prepararti con una guida può accorciare molto i tempi. Un percorso di orientamento e supporto psicologico permette di mettere in ordine il tuo percorso professionale, individuare punti di forza e competenze da valorizzare, provare insieme la presentazione di te e gestire la tensione nel momento del colloquio.
Se vuoi lavorarci, puoi contattarmi per un primo scambio conoscitivo, per capire insieme se posso esserti utile e come potremmo lavorare. Ricevo anche online.
Bibliografia
Bandura, A. (1997). Self-efficacy: The exercise of control. New York: W. H. Freeman.
Fraccaroli, F., & Balducci, C. (2011). Stress e rischi psicosociali nelle organizzazioni. Bologna: Il Mulino.
Schlenker, B. R., & Leary, M. R. (1982). Social anxiety and self-presentation: A conceptualization and model. Psychological Bulletin, 92(3), 641–669